Eventi e conversioni in GA4: come configurarli passo passo

Quante volte avete aperto Google Analytics e vi siete chiesti se i numeri che state guardando raccontano davvero quello che succede sul vostro sito? Nella maggior parte dei casi la risposta dipende da un solo elemento: gli eventi GA4. In Google Analytics 4 ogni interazione, dalla visualizzazione di una pagina all’acquisto, viene registrata come evento. Se gli eventi sono configurati male, anche i report più curati diventano un esercizio di fantasia.

In questa guida vediamo passo passo come funzionano gli eventi GA4, come attivarli senza scrivere codice, come crearne di personalizzati con Google Tag Manager e come trasformare le azioni più importanti in eventi chiave, il nome che Google usa oggi al posto delle vecchie conversioni. Se state muovendo i primi passi con la piattaforma, vi consigliamo di partire dalla nostra guida pratica a GA4 per principianti: questo articolo ne è la naturale continuazione e fa parte della sezione Web Analytics di Trackset.

 

Cosa sono gli eventi GA4 e perché tutto ruota intorno a loro

Con Universal Analytics eravamo abituati a ragionare per sessioni e visualizzazioni di pagina, con gli eventi relegati a un ruolo secondario e descritti da categoria, azione ed etichetta. GA4 ha ribaltato la prospettiva: tutto è un evento. Anche la semplice apertura di una pagina viene registrata come evento page_view, e l’inizio di una visita come session_start.

Per capire il modello potete pensare a un diario di bordo. Ogni riga del diario è un evento: ha un nome (cosa è successo) e una serie di parametri che aggiungono dettagli (dove, quando, con quale valore). Il diario non si limita a dire “un utente ha cliccato”, ma annota “un utente ha scaricato il file listino-2026.pdf dalla pagina servizi”. Più il diario è preciso, più le vostre analisi saranno affidabili.

Ogni evento porta con sé alcuni parametri raccolti di default sul web, come page_location, page_referrer, page_title, language e screen_resolution. A questi potete aggiungere parametri vostri, ad esempio il tipo di servizio richiesto in un modulo o il nome del piano scelto in fase di registrazione.

Perché tutto questo conta? Perché gli eventi sono la materia prima di qualsiasi analisi: senza eventi ben definiti non potete misurare i KPI che contano per il vostro business, non potete costruire segmenti e pubblici sensati e non potete attribuire correttamente i risultati ai canali di marketing.

 

I quattro tipi di eventi GA4: automatici, misurazione avanzata, consigliati e personalizzati

Laptop con un grafico a barre e una linea di tendenza mentre una persona indica i dati con una penna
Foto di Antoni Shkraba su Pexels

Non tutti gli eventi nascono allo stesso modo. Google li divide in quattro famiglie, che si distinguono per il livello di intervento richiesto. Conoscerle vi evita l’errore più comune: creare da zero un evento che GA4 raccoglie già da solo.

Tipo di evento Come si attiva Esempi Serve codice?
Automatici Basta installare il tag di Google first_visit, session_start, user_engagement No
Misurazione avanzata Interruttori nelle impostazioni dello stream di dati scroll, click (link in uscita), file_download, view_search_results, form_start, form_submit, video_start No
Consigliati Li implementate voi, con nomi e parametri definiti da Google generate_lead, sign_up, login, add_to_cart, begin_checkout, purchase Sì, o configurazione in GTM
Personalizzati Li inventate voi quando nessun evento consigliato è adatto richiesta_preventivo, click_whatsapp, prenota_demo Sì, o configurazione in GTM / interfaccia

Gli eventi automatici sono la base: arrivano appena il tag è installato e non si possono disattivare. Gli eventi di misurazione avanzata sono un regalo spesso sottovalutato. Con un solo clic GA4 registra lo scorrimento della pagina (quando diventa visibile il 90% dell’altezza), i clic verso domini esterni, i download di file comuni come PDF, XLSX, DOCX o ZIP, le ricerche interne al sito, le interazioni con i moduli e la visione dei video YouTube incorporati con le API JavaScript attive.

Gli eventi consigliati meritano un’attenzione particolare. Google ha già pensato a nomi e parametri standard per le azioni più comuni: se usate generate_lead per i moduli di contatto o purchase per gli acquisti, GA4 sa interpretarli e popola in automatico report dedicati, come quelli sull’ecommerce o sull’acquisizione dei lead. La regola pratica è semplice: prima cercate un evento consigliato, e solo se non esiste nulla di adatto create un evento personalizzato.

Una metafora aiuta a fissare il concetto. Gli eventi automatici sono gli strumenti di serie di un’auto, la misurazione avanzata sono gli optional già montati che dovete solo accendere, gli eventi consigliati sono gli accessori originali della casa madre e gli eventi personalizzati sono le modifiche su misura del vostro meccanico di fiducia.

 

Come attivare e creare gli eventi GA4 direttamente dall’interfaccia

Uomo al laptop che lavora su una dashboard di analytics, come quando si configurano gli eventi dall'interfaccia di GA4
Foto di Tiger Lily su Pexels

Molti eventi utili si configurano senza toccare il codice del sito. Il primo passo è verificare che la misurazione avanzata sia accesa:

  1. Aprite Amministrazione e, nella sezione dedicata alla raccolta dei dati, entrate in Stream di dati.
  2. Selezionate lo stream del vostro sito web.
  3. Nella sezione Misurazione avanzata attivate l’interruttore e, con l’icona dell’ingranaggio, scegliete quali opzioni tenere accese.

Un consiglio dall’esperienza: valutate con attenzione l’opzione sulle interazioni con i moduli. Su alcuni siti, ad esempio con moduli caricati in modo dinamico o form costruiti con plugin particolari, form_submit può registrare invii che non sono andati a buon fine. In questi casi è meglio costruire un evento dedicato, come vedremo nel capitolo su Tag Manager.

Creare un evento da un evento esistente

GA4 permette anche di generare nuovi eventi partendo da quelli già raccolti. L’esempio classico è la pagina di ringraziamento: se dopo l’invio di un modulo l’utente atterra su /grazie/, potete creare un evento richiesta_contatto ogni volta che arriva un page_view con page_location che contiene “/grazie/”. Il percorso passa dalla sezione Eventi in Amministrazione, con il pulsante per creare un evento e le relative condizioni di corrispondenza.

Questa funzione ha alcuni limiti verificati nella documentazione ufficiale di Google:

  • potete modificare fino a 50 eventi esistenti e crearne fino a 50 basati su eventi esistenti;
  • le modifiche richiedono un’ora o più prima di diventare effettive;
  • gli eventi creati o modificati non si applicano ai dati storici;
  • non funzionano sugli eventi inviati da server a server tramite Measurement Protocol.

Le regole per dare un nome agli eventi

Prima di inventare nomi, fissate una convenzione condivisa con il team. Le regole di Google sono poche ma rigide:

  • i nomi sono sensibili alle maiuscole: richiesta_preventivo e Richiesta_Preventivo sono due eventi diversi;
  • devono iniziare con una lettera e contenere solo lettere, numeri e trattini bassi, senza spazi;
  • la lunghezza massima è di 40 caratteri;
  • non potete usare nomi riservati come first_visit, session_start o user_engagement.

Noi consigliamo lo snake_case in minuscolo, con il verbo davanti all’oggetto (scarica_listino, clic_telefono): dopo qualche mese, quando gli eventi saranno decine, ringrazierete voi stessi per l’ordine.

 

Eventi personalizzati con Google Tag Manager: il metodo più flessibile

Mani su un laptop con codice JavaScript sullo schermo, come quando si configura un evento con Google Tag Manager e il data layer
Foto di Lukas Blazek su Pexels

Quando l’interfaccia non basta, entra in gioco Google Tag Manager. Se non l’avete ancora installato, trovate tutti i passaggi nella nostra guida completa per configurare Google Tag Manager da zero. Qui ci concentriamo sul flusso per creare un evento GA4 personalizzato.

Prendiamo un caso reale: volete sapere quante persone cliccano sul pulsante “Richiedi un preventivo” e per quale servizio. Il flusso in GTM è questo:

  1. Attivatore: create un trigger di tipo “Clic – Solo link” o “Tutti gli elementi” filtrato sul testo o sulla classe del pulsante.
  2. Tag: create un tag “Google Analytics: evento GA4”, inserite il vostro ID di misurazione e come nome evento scrivete richiesta_preventivo.
  3. Parametri: aggiungete i parametri utili, per esempio servizio con il valore letto da una variabile.
  4. Anteprima: verificate il funzionamento in modalità anteprima prima di pubblicare il contenitore.

Quando i dati non sono visibili nella pagina, o quando il clic non basta a dire che l’azione è riuscita, la soluzione più solida è il Data Layer. Pensate al data layer come a una bacheca su cui il sito appunta le informazioni importanti, che GTM legge e inoltra a GA4. Lo sviluppatore deve solo aggiungere un’istruzione simile a questa nel punto giusto, ad esempio dopo la conferma dell’invio del modulo:

window.dataLayer = window.dataLayer || [];
window.dataLayer.push({
  event: 'richiesta_preventivo',
  servizio: 'sito_ecommerce',
  valore_stimato: 1500
});

In GTM create poi un attivatore di tipo Evento personalizzato sul nome richiesta_preventivo e due variabili del livello dati per leggere servizio e valore_stimato. Così l’evento parte solo quando l’invio è andato davvero a buon fine.

I limiti da conoscere su parametri e dimensioni

Ogni evento può avere al massimo 25 parametri. I nomi dei parametri non possono superare i 40 caratteri e i valori i 100 caratteri, con alcune eccezioni: page_title arriva a 300, page_referrer a 420 e page_location a 1.000. Per gli stream web non c’è un limite al numero di nomi di evento distinti, mentre per le app il tetto è di 500 per utente.

Attenzione a un dettaglio che confonde molti: i parametri personalizzati non compaiono nei report standard finché non li registrate come dimensioni personalizzate nella sezione Definizioni personalizzate. Una proprietà standard può avere fino a 50 dimensioni personalizzate a livello di evento, 25 a livello di utente, 10 a livello di articolo e 50 metriche personalizzate. Registrate solo quello che analizzerete davvero.

 

Eventi chiave e conversioni: cosa è cambiato e come configurarli

Ragazza sul divano che completa un acquisto online con smartphone e carta di credito: un tipico evento chiave purchase
Foto di Vitaly Gariev su Pexels

Nel marzo 2024 Google ha cambiato il vocabolario di GA4: quelle che prima si chiamavano conversioni in Analytics sono diventate eventi chiave, in inglese Key Event. Non si è trattato di un semplice cambio di etichetta. L’obiettivo era allineare Analytics e Google Ads, che fino ad allora contavano le conversioni in modo diverso e generavano numeri difficili da confrontare.

Oggi la catena funziona così: evento → evento chiave → conversione. Un evento chiave è un’azione importante per il vostro business, che marcate come tale in GA4. Una conversione, invece, è un evento chiave che avete importato o creato in Google Ads per misurare e ottimizzare le campagne a pagamento.

Aspetto Evento chiave Conversione
Dove nasce In Google Analytics 4 In Google Ads, a partire da un evento chiave
A cosa serve Misurare le azioni importanti su tutti i canali Misurare e ottimizzare le campagne Google Ads e le offerte
Dove si legge Nei report standard di GA4 In Google Ads e nella sezione Pubblicità di GA4
Esempio generate_lead per ogni modulo inviato Lo stesso generate_lead usato per le offerte delle campagne Search

Come segnare un evento come evento chiave

  1. In Amministrazione, nella sezione di visualizzazione dei dati, aprite Eventi.
  2. Trovate l’evento nell’elenco degli eventi recenti.
  3. Cliccate sull’icona a stella accanto al nome: da quel momento l’evento è un evento chiave.

Se l’evento non è ancora arrivato in GA4, potete crearlo in anticipo dalla stessa schermata, attivando l’opzione per segnarlo come evento chiave e scegliendo il valore predefinito e il metodo di conteggio. Il conteggio una volta per evento ha senso per gli acquisti, dove ogni ordine conta; quello una volta per sessione è più adatto ai lead, dove tre invii dello stesso modulo nella stessa visita di solito valgono un solo contatto.

Tre numeri da tenere a mente: una proprietà standard può avere fino a 30 eventi chiave (50 per le proprietà Analytics 360), l’evento purchase è segnato come evento chiave per impostazione predefinita e, dopo la marcatura, i dati possono impiegare fino a 24 ore per comparire nei report standard, mentre nel report in tempo reale arrivano in pochi minuti. La marcatura non è retroattiva: i dati passati restano come sono.

Il criterio per scegliere è semplice: un evento chiave deve rappresentare un risultato, non un’interazione qualunque. Lo scroll al 90% può essere interessante, ma l’invio di un modulo di contatto racconta molto di più sul valore di un canale. Per approfondire come collegare questi dati al ritorno economico delle campagne potete leggere il nostro articolo su come misurare conversioni e ROI delle campagne.

 

Testare gli eventi GA4: DebugView, Tempo reale e controlli di qualità

Sviluppatrice alla scrivania con laptop e due monitor pieni di codice mentre verifica il tracciamento degli eventi
Foto di ThisIsEngineering su Pexels

Un evento che non viene testato è un evento che, prima o poi, vi tradirà. La regola d’oro è: nessuna pubblicazione senza verifica. Gli strumenti a disposizione sono tre e funzionano bene insieme.

  • Anteprima di Google Tag Manager: vi mostra quali tag si attivano a ogni interazione e con quali valori delle variabili. È il primo controllo, lato sito.
  • DebugView di GA4: si trova in Amministrazione e mostra, in sequenza temporale, gli eventi che arrivano dai dispositivi in modalità debug, con tutti i parametri. Quando usate l’anteprima di GTM la modalità debug si attiva automaticamente; in alternativa potete usare l’estensione Chrome di Google Analytics Debugger o inviare il parametro debug_mode.
  • Report in tempo reale: vi conferma che gli eventi arrivano anche dagli utenti reali, non solo dal vostro browser di test.

Durante il test, controllate sempre una piccola lista di verifica:

  1. il nome dell’evento è scritto esattamente come previsto, maiuscole comprese;
  2. i parametri arrivano con valori sensati, senza “undefined” o campi vuoti;
  3. l’evento parte una sola volta per ogni azione e non si duplica, ad esempio perché è configurato sia in GTM sia nell’interfaccia;
  4. l’evento non parte quando l’azione fallisce, come un modulo inviato con errori;
  5. nessun parametro contiene dati personali come email o numeri di telefono, che Google vieta di raccogliere.

Un aspetto che spesso manda in confusione chi testa: se sul sito è attivo il Consent Mode V2, il comportamento dei tag cambia in base alle scelte sul banner dei cookie. Testate quindi entrambi gli scenari, con consenso accettato e rifiutato, per sapere cosa aspettarvi nei dati.

 

Dagli eventi alle decisioni: report, esplorazioni e gli errori da evitare

Team di marketing in riunione davanti a un monitor con dashboard di dati e grafici
Foto di Vitaly Gariev su Pexels

Raccogliere eventi non è l’obiettivo: è il mezzo per prendere decisioni migliori. In GA4 i dati sugli eventi si leggono principalmente in tre posti:

  • il report Eventi nella sezione Coinvolgimento, che mostra conteggi e utenti per ogni evento;
  • i report di acquisizione, dove potete aggiungere la colonna degli eventi chiave per capire quali canali portano risultati;
  • le esplorazioni, ideali per costruire funnel come “visita pagina servizi → inizio modulo → invio modulo” e scoprire dove si perdono gli utenti.

Per condividere i risultati con clienti o colleghi che non entrano mai in Analytics, collegate GA4 a Looker Studio e costruite una dashboard con i pochi indicatori che contano davvero. Se state valutando strumenti alternativi o complementari, nel nostro confronto tra i migliori software di web analytics trovate un quadro aggiornato, mentre per capire come si comportano gli utenti sulla pagina potete affiancare agli eventi le mappe di calore e le registrazioni delle sessioni.

Gli errori più frequenti

Nei progetti che analizziamo ritroviamo spesso gli stessi problemi. Eccoli, con il rimedio:

  • Troppi eventi chiave: se tutto è importante, niente lo è. Tenete gli eventi chiave per i risultati di business e usate il resto come eventi di supporto.
  • Nomi incoerenti: clickTelefono, click_tel e telefono_click nello stesso account rendono i report illeggibili. Scrivete un piano di misurazione con l’elenco degli eventi e rispettatelo.
  • Eventi duplicati: lo stesso modulo tracciato da misurazione avanzata, da GTM e dalla regola “crea evento” gonfia i numeri. Scegliete una sola fonte per ogni azione.
  • Parametri non registrati: raccogliete parametri preziosi ma non li registrate come dimensioni personalizzate, e poi non li trovate nei report.
  • Nessuna verifica dopo le modifiche al sito: un restyling o un nuovo plugin possono rompere attivatori e selettori. Dopo ogni rilascio, ripassate la lista di controllo del capitolo precedente.

Il nostro suggerimento finale è di partire in piccolo. Attivate la misurazione avanzata, scegliete da tre a cinque azioni davvero importanti, configuratele come eventi consigliati o personalizzati, segnatele come eventi chiave e testatele con DebugView. Quando questa base sarà solida, potrete aggiungere livelli di dettaglio senza perdere il controllo. Per altri approfondimenti sul tema trovate tutti gli articoli dedicati nella categoria Web Analytics e nell’archivio del tag Eventi GA4.

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